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Il percorso: Porta Poschiavina – Piazza Cavour – via San Carlo – via Albonico - via Ligari – Piazzetta Salis – Porta Bormina – via Visconti Venosta – via XX settembre – piazza San Martino – via Torelli

Da piazzetta Quadrio, attraversato il ponte in ferro sull’Adda, si accede al borgo antico, circondato un tempo dalle mura fatte erigere da Ludovico il Moro nel 1487, di cui si conservano ancora dei tratti. Si oltrepassa la  Porta Poschiavina, la meglio conservata delle tre esistenti, sulla quale sono ancora visibili decorazioni a fresco risalenti al Cinquecento; tra i vari stemmi si intravvede la figura della Giustizia con la bilancia in mano, mentre si è purtroppo perso l’Homo salvadego che vi era dipinto. La porta, attraverso l’unico ponte sull’Adda della zona, metteva in comunicazione con la valle di Poschiavo.

Con la porta fa corpo unico il Palazzo Pretorio, antica sede dei podestà grigioni; rilevanti l’ampio portale e gli stemmi affrescati nell’androne. Proseguendo ci si trova sulla piazza Cavour, su cui si affaccia il Palazzo Marinoni, oggi sede del Municipio, antico convento degli Agostiniani presenti a Tirano dal XV al XVII secolo. Degni di nota il porticato interno, già chiostro del convento, il cortile con un’antica vasca al centro e il portale cinquecentesco sul lato sud. Annessa all’edifico la chiesa di Santa Teresa.
Al centro della piazza Cavour è collocata una fontana con una statua simboleggiante La Storia, soprannominata dai tiranesi La Maria Luisa.

Ritornando alla Porta Poschiavina si prende la via San Carlo, si svolta in via Albonico e subito in via Ligari, dove si trova il Palazzo Venosta ora Mazza.
La struttura attuale dell’edificio risale probabilmente al secondo Cinquecento. In quell’epoca erano già presenti il cortile esterno, il portico d’accesso e la “stua” al piano nobile, probabilmente la migliore restante nella zona, con decori e cariatidi pressoché integri.

Segue nella via Palazzo Lazzaroni ora d’Oro Lambertenghi, che si affaccia sul lato nord della piazza Salis, recentemente sottoposto a un restauro che ha permesso di recuperare interessanti porzioni dell’originaria struttura e parte delle finiture a fresco delle facciate.
Le sale interne conservano infissi ed arredi pregevoli.
Il palazzo è oggi una casa-museo visitabile su appuntamento.

Proseguendo ci si trova nella piazzetta Salis, sulla quale si affaccia Palazzo Salis, la più importante delle dimore valtellinesi appartenute alla potente famiglia dei Salis e il complesso residenziale più imponente dell’intera provincia.
Costruito tra il 1630 e il 1690 , si sviluppa su una struttura che rappresenta una facciata di stile tardo-cinquecentesco, fiancheggiata da due torri, con un portale centrale barocco realizzato su disegno del Vignola.
Si accede al palazzo attraverso la corte padronale affrescata (Corte della meridiana) e salendo l’imponente scalone. Al piano nobile si trovano le sale più prestigiose, il Salone delle feste e Il Saloncello, con soffitti magnificamente affrescati nel Settecento.
Da citare le cantine e la ghiaccia che un tempo, riempita di neve, veniva utilizzata per la conservazione delle vivande.
Dalla primavera 2007 l’edificio è sede di un museo che offre una panoramica storica della nobile famiglia Salis.

Riprendendo la via San Carlo si imbocca il vicolo di porta Bormina e si svolta a destra sulla via Visconti Venosta, lungo la quale si incontra Palazzo Venosta-Andres ora Giacomoni, il più bel palazzo cinquecentesco della città.
L’edificio ha conservato l’originario impianto e la struttura pregevole della facciata, con contorni e marcapiano in pietra verde. Le lunette della facciata principale conservano affreschi di facce, rari nella zona, probabilmente appartenenti agli originari proprietari.
Di fronte alla facciata, sull’altro lato della via, si trova la cappella gentilizia dei Venosta, famiglia alla quale appartenne per secoli il palazzo. La parte di maggior pregio artistico è l’atrio sulle cui volte sono affrescati gli stemmi delle famiglie che si sono imparentate con i Venosta. 

Proseguendo lungo la via si trova Palazzo Visconti Venosta, appartenuto dalla metà del Settecento alla famiglia Visconti Venosta di Grosio, che lo risistemò nelle forme conservatesi in buona parte fino ad oggi.
Imponenti il portale d’accesso barocco e la scalinata.
Nella prima metà dell’Ottocento vi passarono parte della loro gioventù i fratelli Emilio e Giovanni Visconti Venosta: il primo fu per decenni Ministro degli Esteri del Regno d’Italia; il secondo autore dei “Ricordi di gioventù” e della celebre ballata del Prode Anselmo, composta nell’edificio.

Segue nella via Palazzo Buttafava, di origine rinascimentale. Appartenne ai Venosta e passò successivamente ad altre famiglie che vi apportarono numerose modifiche. Recentemente ristrutturato, conserva due bei portali – uno solo dei quali forse originale - belle inferriate, un elegante atrio con decorazioni a graffito, un ampio scalone e un grande giardino pensile.

A breve distanza si trova il tardo-settecentesco Palazzo Omodei ora Pradella-Noli. L’edificio conserva numerosi esempi di tardo barocco che lo rendono il più interessante del periodo.  Spicca in particolare il cortile interno chiuso da un passaggio sopraelevato e con colonnato, con i due corpi del palazzo che vi si affacciano, con balconcini e decori di pregevole fattura. 

All’inzio della via Visconti Venosta si incontra il Palazzo Merizzi, risultato di una ristrutturazione, attuata dai Merizzi tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento, che accorpò due palazzotti cinquecenteschi preesistenti, conferendo nuova veste alla facciata verso la strada e ai due portali d’accesso.
Particolarmente interessanti sono le facciate verso la corte interna, con finestre incorniciate da eleganti decorazioni a stucco. Sulla corte si affacciano portici e loggiati con gli stemmi delle donne andate in sposa ai Merizzi.

Imboccando la via XX settembre, di fronte alla chiesa parrocchiale, si incontra il Palazzo Venosta ora Quadrio Curzio.
Nel Settecento venne modificato con l’attuale entrata e loggiato soprastante, rifacendo interamente la facciata. Pregevoli anche particolari interni, come il cortile, con porticato e porte elegantemente contornate in pietra e sovrastate da stucchi, ed alcuni ambienti ai piani superiori.

La chiesa parrocchiale di san Martino, dedicata al patrono della città, edificata nel XIII secolo ma ampiamente rimaneggiata nel XVII secolo, conserva la torre campanaria del 1479. La facciata fu costruita nel 1870. Sul lato sud si nota una meridiana del 1674.

Attraversando la piazza San Martino si prende la via Torelli, lungo la quale si incontra Palazzo Torelli. Articolato intorno ad una corte, nel Settecento venne realizzato il portale barocco e il soprastante elegante balconcino. I saloni interni sono affrescati con quadrature e scene eseguite forse dal pittore gesuita Giovan Battista Muttoni, mentre non rimane quasi più traccia dell’affresco eseguito sulla facciata da Antonio Caimi per ricordare la visita effettuata da San Carlo Borromeo al Santuario di Tirano nel 1580. Il palazzo fu abitato dallo statista Luigi Torelli (1810-1887).

Al termine della via si eleva la Torre Torelli, dalle strutture finto-medievali, costruita nella seconda metà del XIX secolo.

 

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